Un genitore racconta… le Olimpiadi Waldorf di Paestum

Insomma la Scuola.

Dice, “S’impara niente!” Ah, perbacco! Cominciamo bene… Parole grosse!… Vero non vero, non sto qua a difendere, e però tra le pieghe del grande plagio dell’infanzia mica tutto rattrappisce e basta, omologa, snatura, secca, tarpa ogni slancio e plasma il bambino a immagine e somiglianza del conformismo più arido di noi adulti…

Ohilà!… Giusto così! Visto che siamo belli!…

No! Bisogna stare attenti a generalizzare. A volte, miracolo, la scuola lascia invece che si dispieghino le ali ai bambini, solo con la gentilezza, la gioia, il divertimento, l’amore… Insegna loro a volare! E lo insegna anche a noi, madri e padri, se non è troppo tardi…

Per esempio, qui a Paestum, Magna Grecia, ci si è dati appuntamento per i Giochi Olimpici delle scuole Waldorf. Non tutti, ma quasi… Atene! Sparta! La petrosa Itaca!… Argo… Kroton e Olimpia… e Poseidonia, è naturale…
Importa sapere i nomi delle scuole che vestivano i panni di queste antiche città-stato? Ma si che importa! Tutto importa! Allora, ecco: La Chiave d’Oro di Latina; La Janua, La Primula e Il Giardino dei Cedri di Roma; La Struttura di Firenze; la Libera Scuola di Brescia, la Waldorf Schule di Bolzano…

Venerdì, l’apertura.

Hanno preparato ognuna una coreografia da offrire in dono agli Dei. Bisogna blandirli, farsene degli amici di questi Dei, si sa mai quello che davvero pensano, ma comunque permalosi a quanto risulta, generosi e spietati più o meno a capriccio, innamorati di se stessi, ovvio! E allora, diamoci sotto… Apprezzano, sanno tutti, le danze, e i canti, Grazia e Bellezza, gli Dei, e il Coraggio certo… Ne hanno quindi da vedere! Quello che gli mostrano queste bambine e questi bambini, vestiti come si usava ai tempi d’Olimpia, mica mascherati, vestiti proprio… Un gran lavoro già quello!…

L’Armonia costa fatica, ma i loro tributi addolcirebbero i sassi, farebbero inchinare le Querce secolari, i Tigli più superbi… Spingerebbero le onde del mare a venire anche loro a vederli questi bambini… seguirebbero volentieri, le onde, i passi delle loro danze tra i fiori e l’erba… si quieterebbero ascoltandone le voci tra le pietre levigate dall’Uomo e dai millenni… La Grecia insomma, l’Ideale, che ancora vive attraverso il buio e i lampi del Tempo.

Gli Dei, loro difatti gradiscono. La prova? Ma eccola! In mezzo a un cielo plumbeo, minaccioso, un cielo da tempesta, un occhio d’azzurro sgranato quanto basta a far passare il sole… Fa freddo si, per essre maggio, ma almeno non piove! La fiaccola è accesa e così rimane. I Giochi sono aperti.

Ah! Una cosa importante. Quasi dimenticavo! I Maestri delle classi, qui sono “sacerdoti”. Non ridete! Lo sono davvero! E mica soltanto durante questi Giochi… Fino a quando esisterà il sacro, fino alla fine dei tempi cioè, per i bambini sono loro gli intermediari tra il fisico e il metafisico, tra la concretezza e il sogno immortale, forma e sostanza dell’Essere… Non c’è stipendio, titolo, stretta di mano o abbraccio, che ripaghi anche in parte un tale servizio. Forse solo un piatto caldo, quello che la famiglia mette in tavola ogni sera, disponibile sempre, per tutta la vita, ogni volta che vorranno…

Noi genitori, testimoni privilegiati, commossi, intanto facciamo cerchio intorno, e applaudiamo per esprimere qualcosa che ha nulla a vedere con lo spettacolo. E’ la bellezza della Vita che ci fa spellar le mani, vederla fiorire, diventar grande mantenendo intatto lo stupore, la medesima passione per quello che si sta facendo: vivere. Dannatamente raro da osservare. La peggior sciagura della nostra specie, l’essere quasi mai capaci di stupirci, appassionarci dell’essere semplicemente vivi; è il rovescio dell’intelligenza, della consapevolezza questa fatalità, la punizione per aver voluto mangiare il Frutto…

Per fortuna, i bambini sanno mica bene tutto questo. Gliene importa un piffero di questi discorsi. Sapranno meglio un giorno, beati loro, e sempre meglio man mano che i ricordi assomiglieranno a sogni…
La notte, i nostri piccoli atleti in campeggio, rincantucciati sotto le tende, e il senso dei loro bisbigli, il vero perché di una risata, la spiegazione di un’amicizia improvvisa, sono segreti che non ci è dato conoscere.

Dunque, parliamo delle gare. E’ sabato mattina.

Ma prima d’iniziare, le Città, ognuna con un vessillo, devono aprire le porte e far mescolare i propri atleti. Chi è di Argo oggi difatti gareggerà per Atene; il campione Spartano difenderà i colori di Itaca, così come dei cittadini di Kroton e Poseidonia si scambieranno di posto, ognuna per la gloria dell’altra, e anche Olimpia, l’antica madre dei Giochi, baratterà senza guardare guerrieri suoi per capitani altrui. E allora si, adesso si può davvero cominciare.

La prima gara è la Corsa. Pronti, ai posti…Via! e via! e via!… e via!… Lepre o tartaruga non importa, devi correre… Stessa favola, stessi sguardi!… Staffetta indiavolata perdifiato! Una volata cuore in gola sui trenta metri e ritorno! Senza respiro! Ah, e poi il tifo che s’accende… chi aspetta il proprio turno o ha già gareggiato, è lì che spinge il compagno! Salta sul posto, corre da fermo per guadagnare un palmo, una punta di naso….lo tira a se fino al traguardo, il compagno…
Il vincitore, c’è mica tempo per festeggiare…

Subito dopo tocca alla Lotta, una battaglia dove tenacia e intelligenza contano più della forza, e poi il Disco, il Salto in Lungo, il Giavellotto…
Lo sport, ricordiamolo ancora una volta, non è solo corpo, è spirito, essenza, metafora e sintesi allo stesso tempo.
La premiazione, è una formalità quanto a risultati, classifiche, tutti hanno vinto qualcosa, tutti qualcosa l’hanno persa, ma per gli Dei!… che festa!… Là, ai piedi del Tempio di Nettuno Poseidone, ci si abbraccia, si ride, si saluta il sole che tramonta, gli amici, i maestri, si dice ciao a una giornata indimenticabile…

Ancora un’ultima cosa. Va detta. Se eravamo nel Parco archeologico, se tutta questa bellezza ha avuto una cornice di bellezza, gran parte del merito, forse tutto, va a due persone: il Maestro Massimiliano da Latina, che ha avuto l’idea e s’è dato da fare per renderla possibile e il direttore del Parco, Herr Gabriel Zuchtriegel da Weingarten, Baden-Wurttemberg, il quale, succede pure questo, ha mantenuto la promessa che aveva fatto appena nominato di aprire Paestum ai bambini. Ci voleva quindi un tedesco…

Rudolph Steiner del resto, pure lui, era di quelle parti…

DSC_0093di Fabrizio La Barbera, papa’ di Niloufar della V classe.