Rudolf Steiner, il grande nemico della scuola di Stato

bichoQuest’anno si parla molto di Rudolf Steiner. Non solo in Svizzera, a Dornach, dove si sta celebrando il secolo esatto dalla fondazione della Società Antroposofica da lui fondata, ma anche in Italia. La mostra “L’Alchimia del quotidiano”, ospitata dal Mart di Rovereto fra febbraio e i primi di giugno, ha esposto diverse realizzazioni artistiche del pensatore mitteleuropeo, evidenziandone l’influenza che esercitò sulle personalità e sulle opere di Piet Mondrian, Wassily Kandinsky e Joseph Beuys. Inoltre, la casa editrice Carocci, specializzata in testi universitari, ha tradotto e pubblicato una monografia di Heiner Ullrich, probabilmente la prima non partorita dall’ambiente antroposofico, scritta con lo scopo dichiarato di analizzare il pensiero di Steiner in maniera oggettiva ed inquadrarlo nella crisi della filosofia occidentale, da Kant a Nietzsche passando per Hegel (tre figure con le quali Steiner si confrontò parecchio, cercando di superarne i limiti). Ullrich passa in rassegna le diverse declinazioni della “riforma della vita” antroposofica: l’arte, la medicina, l’architettura, l’agricoltura, il cristianesimo. Ma dedica il maggior numero di pagine al sistema pedagogico elaborato da Steiner, il suo lascito probabilmente più fecondo. Si tratta del metodo Waldorf, che deve il nome ad una fabbrica di sigarette, poiché fu il suo proprietario, l’illuminato imprenditore Emil Molt, che chiese a Steiner di dare vita ad una scuola per i figli dei suoi operai. Era il 1919, anno di gravide tensioni per la storia europea, e la prima scuola steineriana aprì i battenti in quel di Stoccarda. Oggi, cent’anni dopo, esistono scuole Waldord in tutti e cinque i continenti e il loro numero pare in continua espansione. Il fenomeno tocca anche l’Italia: nel solo Nord, fra associazioni pedagogiche, asili e scuole, si contano più di cinquanta realtà, con una netta prevalenza nel Lombardo-Veneto.

Non è questa la sede per spiegare cosa significa educare, quale è lo scopo dell’educazione secondo Steiner, né pubblicizzarlo acriticamente; chi desidera approfondire ha a disposizione, come minimo, il web. Ciò che invece ci preme mettere in evidenza è il fatto che la scuola steineriana è concepita comeun’uscita completa da ogni logica statalista. Non solo nel senso che si tratta di una sigascuola privata, come molti istituti cattolici, non dipendente dal Ministero della Pubblica Istruzione. Ma ancor più radicalmente rifiuta una verità scolastica di Stato, l’idea stessa che debba essere lo Stato a programmare l’educazione dei fanciulli. Un tempo la scuola era tutta gestita da religiosi, aveva un’impronta confessionale: la verità era solo quella della Chiesa. Poi l’epoca napoleonica, la kulturkampf bismarckiana e il Risorgimento italiano permisero la nascita di scuole laiche, con una pedagogia da buon cittadino, con la foto del Duce e poi del presidente della Repubblica appesa sopra la cattedra. Ma, è ora di chiederselo, lo Stato ha ancora una verità da tramandare ai giovani? Non è finalmente arrivato il momento di liberarci da quell’impostazione ottocentesca? Di puntare all’educazione non dicittadini ma di liberi esseri umani? Ecco, la scuola steineriana rifiuta l’impostazione confessionale, sia quella religiosa (anche se ciò non significa che trascuri l’elemento religioso nell’insegnamento, tutt’altro) che quella statale. Ovviamene, i programmi non sono lasciati alla totale improvvisazione degli insegnanti, ma basati sulle linee guida lasciate da Steiner in alcune conferenze e, per quanto è possibile, concordati con i genitori, genitori che non intendono delegare allo Stato la formazione dei figli.

Altro aspetto importante: attraverso le associazioni promotrici della pedagogia antroposofica, le scuole nascono, o dovrebbe nascere, proprio dalla collaborazione di genitori e docenti, rappresentano significativi esempi di imprenditoria collettiva e sociale, retta dal volontariato e dalle donazioni spontanee. Lo Stato non è invece di grande aiuto, anche se più di una scuola deve ricorrere alla parificazione per garantire uno stipendio decente e un sicuro inquadramento professionale agli insegnanti. Il peso burocratico richiesto dal ministero, alcune paralizzanti leggine (ad esempio, quelle dell’Asl) non di rado possono frenare lo slancio e l’intraprendenza di chi vuole educare diversamente le giovani generazioni. È però bene ricordare che Steiner pensò le suo scuole all’interno e come primo passo di una totale riforma della società: una società dove lo Stato intervenga il meno possibile nella vita culturale ed economica dei popoli.

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