Odisseo e Nausikaa, recita di V classe

“Odisseo e Nausikaa” è il titolo della recita della quinta classe della scuola Waldorf di Roma “La Primula”.
Le rappresentazioni sono in programma nel tardo pomeriggio (ore 19:00) del 26 e del 27 maggio ed alle ore 14:00 del 27 maggio per i ragazzi della scuola.
La rappresentazione avra’ luogo nel giardino della Scuoia in VIa Liberato Palenco 60.

Odisseo e Nausikaa

Il racconto di Odisseo e Nausikaa (o Nausicaa) è tratto dal libro VI dell’Odissea. Qui di seguito ve ne riportiamo il riassunto.

Mentre Odisseo dorme presso la spiaggia, vinto dal sonno e dalla stanchezza Atena predispone le condizioni perché egli possa trovare ospitalità presso i Feaci. Appare quindi in sogno a Nausicaa, figlia di Alcinoo, re dei Feaci, che popolano l’isola Scheria (mitica isola identificata in vario modo: Ischia, Istria, Corfù), nelle sembianze della sua amica più cara – la figlia di Dimante – e, facendo leva sui suoi primi desideri d’amore, la esorta a recarsi al fiume a lavare le vesti e i pepli, perché il tempo delle nozze è ormai prossimo.

Nausicaa, simile alle immortali per figura e aspetto, si reca dal padre e ottiene da lui il permesso di recarsi fuori città con un carro, accompagnata dalle ancelle.
Al fiume,Atena fa in modo che avvenga l’incontro tra Odisseo e Nausicaa: le grida delle giovani donne che, dopo aver lavato le vesti, si divertono giocando a palla, svegliano l’eroe che esce dal giaciglio in cui ha trascorso la notte e chiede aiuto. Le fanciulle si spaventano alla vista di un uomo, per di più sporco di salsedine e nudo, coperto a malapena di frasche e fuggono. Solo Nausicaa, rassicurata da Atena, ha il coraggio di non fuggire e sta, immobile e tranquilla, di fronte allo sconosciuto.

Odisseo si dimostra particolarmente attento, sensibile e pieno di riguardi; si copre come può, evita ogni contatto fisico con Nausicaa: non abbraccia le sue ginocchia – gesto tipico dei supplici – perché teme che la fanciulla possa provare irritazione e timore. Manifesta sensibilità e accortezza e rivela anche una indubbia conoscenza dell’animo umano: Odisseo riconosce e comprende i pudori e le speranze adolescenziali di Nausicaa. Ritiene allora che sia più utile restarle lontano «e pregarla con dolci parole». Lusinga Nausicaa affacciando la possibilità che si tratti di un essere divino, elogia la sua bellezza ma senza intaccare il suo buon nome, anzi allude alla gioia della sua famiglia; suscita la sua compassione per la propria condizione di esule, perseguitato dalla sventura e bisognoso di aiuto: chiede, discretamente, uno straccio per coprirsi e, consapevole del desiderio di nozze della ragazza, le augura la felicità di una casa e di una famiglia, l’amore e la concordia.

Nausicaa dimostra di aver compreso la situazione dello sconosciuto supplice, e sottolinea che gli dèi assegnano agli uomini felicità o sventura, perché non vuole attribuirgli alcuna responsabilità nelle sue disgrazie. Si rivolge poi alle sue ancelle perché diano all’ospite i doni più semplici e immediati: cibo e bevanda, e il ristoro di un bagno.
Odisseo è consapevole di essere malridotto, per questo rifiuta cortesemente di farsi lavare dalle ancelle, cosa che Nausicaa, come segno di ospitalità, ha proposto.
Ancora una volta interviene Atena, che ringiovanisce il suo aspetto, per renderlo più affascinante agli occhi di Nausicaa. L’intervento divino ha l’effetto sperato: Nausicaa, abbagliata dalla prestanza e dalla bellezza di Odisseo, parla alle ancelle con piena confidenza, come se pensasse a voce alta e rivela il suo desiderio: che Odisseo possa essere lo sposo per le nozze che il sogno inviato da Atena le ha annunciato.

Ormai è tempo di rientrare in città. Nausicaa dà all’ospite le istruzioni: finché attraverseranno i campi, potrà seguire il carro a piedi; ma quando saranno accanto al bosco sacro ad Atena, nei pressi della città, è meglio che Odisseo si fermi e prenda una certa distanza, perché la sua presenza accanto a Nausicaa potrebbe destare sospetti e critiche verso la fanciulla. Più tardi, egli potrà raggiungere la città e facilmente farsi indicare la reggia.

Invisibile a tutti, perché Atena lo ha avvolto in una nube di nebbia, Odisseo giunge alla città dei Feaci. La dea stessa, prese le sembianze di una giovane donna, lo guida fino alla reggia e gli consiglia, come già aveva fatto Nausicaa, di gettarsi supplice ai piedi della regina Arete.